Associazione Artisti con il Cuore
L'arte di Adriana Ramirez Calle - Colombia
 
Arazzo
Per quanto esistano esempi di antichi tessuti egiziani, cinesi, ecc., genericamente indicati come arazzi, i primi pezzi che possono essere considerati tali risalgono ai sec. XI (Panno di S. Gereone, già nell'omonima chiesa di Colonia, poi smembrato in varie collezioni europee) e XII (Panno di Baldishol, Oslo, Kunstindustrimuseet), e in senso proprio si può parlare di arazzi solo dal sec. XIII, quando in Francia l'attività arazziera è testimoniata dagli statuti delle corporazioni. Nel sec. XIV l'arazzo ha grande diffusione in Francia e nelle Fiandre, grazie anche alla committenza della casa reale di Francia (per cui fu tessuta la serie di arazzi con l'Apocalisse per la cattedrale di Angers) e della corte di Borgogna. Dagli inizi del sec. XV il centro di produzione più importante è Arras, cui succede, dopo una lunga decadenza (comune anche ai laboratori di Parigi, causa la guerra dei Cento anni), quello di Tournai, che annovera autentici capolavori per l'eleganza formale e il tono fiabesco della narrazione. In questo periodo, oltre ai soggetti sacri e profani (soprattutto scene cavalleresche), sono frequenti le decorazioni a millefiori, con minuti disegni di fiori ed erbe su fondo blu. Nella seconda metà del sec. XV sorgono altre manifatture a Bruges, Oudenaarde, Anversa e particolare importanza assume quella di Bruxelles, famosa per i suoi tapis d'or, che nel sec. XVI, grazie all'attività di artisti come Pieter van Aelst, diffuse nelle Fiandre il gusto del Rinascimento italiano. In Italia l'esecuzione di arazzi (spesso su cartoni di artisti famosi) fu affidata inizialmente a specialisti fiamminghi. Tra le manifatture più importanti, quelle fiorentine, fondate da Cosimo I nel 1546 e per le quali fornirono cartoni artisti come il Pontormo, il Bronzino, il Salviati, ecc. Ai motivi del manierismo italiano, trapiantato in Francia, si ispirarono gli arazzi della manifattura di Fontainebleau, voluta da Francesco I nel 1531. Ancora nella prima metà del sec. XVII le manifatture fiamminghe mantengono il primato europeo, anche grazie all'opera di Rubens e della sua scuola che imprimono all'arazzo un carattere monumentale e uno stile vivacemente pittorico, ma sul finire del secolo subentrano i centri di produzione francesi: Aubusson, Beauvais, ma soprattutto Parigi, dove nel 1662 viene creata da Colbert la manifattura reale dei Gobelins, sotto la direzione di Charles Le Brun, che imporrà anche per tutto il Settecento il gusto francese, con una vasta e fortunata produzione. In Italia, oltre a centri minori (Mantova, Milano, Vigevano), è da ricordare l'arazzeria Barberini a Roma, creata dal cardinale Barberini nel 1627. Importante nel Settecento fu in Spagna la manifattura di S. Barbara di Madrid, fondata nel 1720 da Filippo V, diretta in seguito da Mengs, e che produsse la serie dei famosi arazzi su cartoni di Goya (1776-91). Verso la fine del Settecento in Francia si ebbe una lenta decadenza, sul piano formale piuttosto che numerico, dell'arte arazziera, finché, per le difficoltà economiche succedute alla Rivoluzione francese, fu necessario chiudere quasi tutte le manifatture. Napoleone ne incoraggiò la riapertura e numerosi furono, nel corso dell'Ottocento, i tentativi di tenere in vita quest'arte, che solo con l'Art Nouveauriacquistò una propria fisionomia. Un rinnovamento anche nella tecnica si ebbe nel laboratorio di Marie Cuttoli (1925-30) che eseguì cartoni, appositamente preparati per la traduzione tessile, di Picasso, Lurçat, Braque, Rouault.
 
Mezzopunto
Punto di tappezzeria eseguito conducendo un filo da destra a sinistra e ricoprendolo quindi con punti obliqui condotti da sinistra a destra.
 
Macramè
Tipo di armatura tessile per asciugamani, tovaglie e simili; il capo stesso di biancheria così tessuto
Pesante merletto eseguito con fili intrecciati di cotone o seta o con filo di lino di diverse grossezze e costituito da una serie di minutissimi nodi che formano contemporaneamente il fondo e i disegni. Di origine araba, fu importato in Italia verso la fine del Medioevo ed ebbe la sua maggior diffusione nel sec. XIX, in tendaggi, tovaglie, asciugamani, ecc.
 
Limerick
Merletto irlandese prodotto a partire dal 1829, consistente in un ricamo fatto all'uncinetto con un cordonetto di cotone su un fondo di tulle a macchina.
 
CHIACCHIERINO
Chi ama parlare spesso e con vivacità; loquace, ciarliero: un bimbo chiacchierino; una chiacchierina instancabile. Toscano: briscola chiacchierina, che si gioca con la possibilità di parlare al compagno. Per estensione, di sentimenti che si esprimono con numerose chiacchiere o di ambienti in cui si chiacchiera usualmente di fatti e persone d'attualità.
Sm., merletto leggero di seta o cotone, ad anelli e semicerchi, detto in francese frivolité, usato per applicazioni varie o bordure e così chiamato per il tipico rumore prodotto dalla navetta d'osso o galalite con la quale viene eseguito.
 
IL RICAMO
Il ricamo è l'attività artigianale ed il prodotto del disegno con l'ago su un tessuto. È un'arte finissima praticata fin dai tempi antichi, ed e tuttora un hobby diffuso in tutto il mondo. La distinzione tra "arte" e "hobby" sta - come in altre attività artigianali - nell'accuratezza dell'esecuzione.

Occorre distinguere tra il ricamo a mano e quello a macchina. Pur cercando di rimanere soltanto un diverso modo di esecuzione, il ricamo a macchina ha tuttavia sviluppato particolari punti - e di conseguenza diversi disegni e diverse applicazioni - per cui è da trattare separatamente. Qui di seguito verranno presi in considerazione soltanto le tecniche ed i punti impiegati nel ricamo a mano.

Oggi, l'arte del ricamo è praticamente scomparsa, lasciando l'interesse a livello di hobby. Un artista italiano, Francesco Vezzoli, vincitore della Quadriennale di Roma e della Biennale di Venezia, si è segnalato per l'utilizzo di ricami (ad esempio lacrime) su foto o ritratti.

Il ricamo d'Assia nasce nel cuore della Germania, ma con il suo ricco stile floreale suscita ampio interesse nelle ricamatrici di tutto il mondo. Abbina punti decorativi e a fili contati, linee sinuose e rigori geometrici, e, pur nel rispetto di regole di stile, permette di esprimere la propria creatività.


Usato per ornare coperte, cuscini e altri tessuti di casa, il trapunto è un ricamo molto raffinato ed elegante, che permette realizzazioni particolarmente ricercate. Questo manuale propone un viaggio decorativo attraverso i secoli, dai punti più tradizionali a proposte di ricamo contemporanee.


Il ricamo reticella è una trina ad ago. Le sue origini risalgono al '400, probabilmente a Venezia. Partendo da sfilature del tessuto si creano fiori, petali, stelle e crocette. È un ricamo lieve e delicato che impreziosisce capi di biancheria, tovaglie e lenzuola.

(armadiodelmediavialista.blogspot.com)
 
aspidistra dipinte a mano
Dipinte dall'artista Floriana Vittani queste bellissime foglie
 
Il merletto
L’arte del merletto, pur vantando una storia plurisecolare che ne ha fatto un protagonista indiscusso nella storia della moda e dell’economia europea, con l’avvento della Rivoluzione Industriale e dei mutamenti nell’abbigliamento conseguenti alla Rivoluzione Francese ha vissuto nel corso dell’Ottocento un lungo periodo di declino economico.
Nei primi anni del Novecento una serie di iniziative a livello sia statale che privato lo hanno riportato in auge, con la formazione e la diffusione di scuole e il recupero delle tradizioni. Tutto ciò ha prodotto una generazione di merlettaie in grado di riprendere e riprodurre gli antichi stilemi e gli antichi disegni.
Questa generazione va ormai scomparendo: e con essa si perde, quindi, a poco a poco, un vero e proprio patrimonio culturale rappresentato dalla conoscenza di tecniche, di espressioni linguistiche, eventi e persone legate alle stesse, degli stessi strumenti necessari per eseguirle.
Ne sono esempio la lavorazione del Buratto dell’Antella (FI) o del merletto di Cogne (AO), ormai quasi scomparse, la cui memoria rimane solo nelle mani di poche anziane maestre che ne tentano comunque l’insegnamento.
Negli ultimi anni, nel più generale contesto della rivalutazione dell’artigianato e del made in Italy, si sono sviluppate a livello locale numerose iniziative (mostre, convegni, ecc.) volte a riscoprire e rilanciare l’arte del merletto.
Queste iniziative, ovviamente meritorie, però hanno il limite di non garantire una sistemazione organica ed una agevole fruizione della documentazione d’archivio, delle immagini, della tecnica e della storia orale.
Il progetto per un Archivio della Memoria del Merletto Italiano ha l’obiettivo di creazione di una comunità che raccolga e diffonda tutte le tracce disponibili nella memoria delle persone o nei luoghi istituzionali.
Questo è il progetto memoria: uno spazio digitale per un nuovo modo di diffondere la conoscenza attraverso l’interazione con gli utenti e la produzione collaborativa di nuovi contenuti e di storie.
E’ stato creato un Archivio on line per la costruzione e la diffusione di una memoria digitale del merletto (immagini, documenti , risorse web) aperto alla costruzione collaborativa delle storie e delle memorie da parte dei protagonisti del “pianeta merletto” attraverso il quale è loro possibile raccontare le proprie esperienze nel tempo e nel territorio.
L’Istituto per la Promozione del Merletto si é costituito per organizzare e promuovere questo progetto, utilizzando i contributi di conoscenza e di esperienza in questo campo dei suoi soci sia nel campo del merletto e della sua storia sia nel campo dei musei on line e nell’organizzazione di archivi.

memoria del merletto
 
L’arte del merletto
L’arte del merletto deriva da quella del ricamo la cui origine si perde nella notte dei tempi: nell’antichità era l’Egitto il paese dove venivano prodotti per tutto il Mediterraneo i tessuti, specialmente di lino.

Anche in Mesopotamia venivano prodotte ricche ed eleganti vesti ricamate nonché tappeti e drappi per abbellire templi e palazzi mentre nel Vecchio Testamento e nella tradizione ebraica sono stati rinvenuti molti riferimenti a questa finissima arte. Addirittura Omero ne cita dei riferimenti nei suoi poemi.

I commercianti fenici, dal canto loro, provvidero a diffondere i prodotti e tecniche fino in Inghilterra!

Tale diffusione e sfarzo non poteva non arrivare nei sontuosi palazzi dell’antica Roma, i cui Cesari facevano ampio uso di vesti ricamate e lussuose. Da Roma, con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, il ricamo si sposta a Bisanzio e di li si combina con gli elementi del Medio e dell’Estremo Oriente, fino a diventare una vera arte, ritornando poi nel medioevo, grazie agli scambi commerciali, in Occidente per decorare, inizialmente, paramenti sacri e tovaglie d’altare.

In Italia, quest’arte, approda con i Saraceni in Sicilia intorno all’anno mille che avviarono le prime officine di tessitura (Thiarz) e di ricamo (Rakam). Intorno al XIII secolo, il ricamo, raggiunge l’apice del suo sviluppo e perfezione in tutta Europa, sviluppato nelle maggiori corti proprio dalle prime maestranze arabo-sicule.

Nel tardo medioevo si assiste ad una nuova evoluzione che vede il ricamo nelle botteghe, prendendo forma una stretta collaborazione tra pittori ed artigiani con una produzione nel Rinascimento di opere di estrema bellezza.

Dal ricamo al merletto, che nasce proprio in Italia alla fine del 400 per ragioni funzionali non meno che estetiche, il passo è breve. Le passamanerie pesanti dei abiti delle nobildonne con decorazioni colorate o d’oro e d’argento e di stampo medioevale venivano gradatamente sostituite con qualche cosa di più leggero e soprattutto di lavabile. Ecco apparire quindi un semplice filo bianco la “terneta” che significa da tre, che si aggiunge al tessuto: la trina cioè un passamano intrecciato tre volte.

Sebbene la parola merletto sia di origine veneziana e a Venezia sin dai lontani tempi le casalinghe riunite davanti alle porte di casa lavoravano il pizzo, in Lombardia e quindi nella Bergamasca, l’arte risale al 1300 quando nei conventi delle Benedettine e delle Umiliate, già religiose e ragazze lavoravano al tombolo.

Questa arte si diffuse dal capoluogo in tutta l’area nord lombarda compresa la Bergamasca, con quella tradizionale “Trina di Milano” già citata nel 500 dagli Statuti dei Passamontari di Parigi. Alla fine del 500 la lavorazione del pizzo, dalla città di Milano viene trasferita alle campagne circostanti a partire dai conventi delle suore.

Grazie ad Enrico VIII che nel 1516 autorizzò l’importazione di merletti in Inghilterra, lo sviluppo di questa particolare arte subisce un forte impulso: nel 1603, alla sua morte Elisabetta d’Inghilterra lasciò ben tremila abiti con ornamenti in merletto.

E’ questa l’epoca in cui il merletto diventa parte principale del costume e vestiario sia ecclesiastico che civile e ricchezza per la dote delle giovani, diventando di fatto una parte della produzione artistica al pari della pittura, scultura e quant’altro.

E’ alla fine del ‘700 che il merletto viene conquistato dall’industria, inizialmente in una sorta di lavoro in scala “esternalizzato” a merlettaie casalinghe da alcuni commercianti, ambulanti o merciai che anticipavano il filo e altri arnesi di lavoro e ricompensarono le stesse non con denaro ma con generi di prima necessità, come tessuti e commestibili.

La custodia dell’arte del merletto tradizionale, invece, avviene attraverso l’insegnamento delle suore.

Per la nascita delle prime scuole dobbiamo aspettare la metà dell‘800 dove, soprattutto nelle loro case, donne già esperte nella lavorazione dei merletti, insegnavano alle loro allieve solitamente bambine da quattro ai dodici anni.

La prima vera scuola nacque intorno al 1881. Ad inizio del ‘900 la scuola diventa Istituto professionale mentre si moltiplicano le scuole private per insegnare l’arte del merletto. Ma a causa delle guerre solo nel 1954 la scuola ottenne l’ ordine di scuola d’arte di secondo grado, cioe’ con corsi quinquennali.

Oggi, con una donna sempre piu’ impegnata nella carriera e nei lavori piu’ professionali e con l’industrializzazione e globalizzazione spinta dei processi delle lavorazioni manuali da parte delle manifatture, il merletto è rimasto soltanto nella passione innata di tutte le donne per quei lavori femminili che spesso vengono visti come passatempi ormai antiquati ma che, invece, sono percepiti come uno dei pochi tesori che restano da custodire e tramandare in un universo femminile al fine di mantenere una dimensione interiore ed una serenità derivante dall’amore per le piccole cose.

In una società dove tutto ci appare e ci giunge come già fatto, già finito e confezionato, la riscoperta della manualità ci regala una sensazione diversa, e la possibilità-opportunità di ammirare da vicino questi “capolavori” ci puo’ regalare momenti di rara bellezza e finezza.

A cura di Silvana Bonanni
 
IL FILET
è una tecnica molto antica, la sua origine risale alla lavorazione delle reti lavorate dai pescatori e arricchite poi dai vari punti di ricamo.

Il termine "uncinetto" deriva dallo strumento che altro non è se non un piccolo uncino di metallo per lavorare il filato.


Le donne, a cui spesso toccava il compito di realizzare le reti per i pescatori, hanno utilizzato lo stesso punto per ricavarne un pizzo ricamando la rete al telaio. Il filet, in sardo su randadu, utilizza tecniche antichissime ma, essendo quest’arte diffusa in vari paesi del Mediterraneo, è molto difficile individuarne le origini. La sua natura delicata, e quindi facilmente deperibile, ci impedisce di stabilirne con certezza le influenze esterne. L’utilizzo della rete per la decorazione di capi d’abbigliamento e altri oggetti d’arredo era però già presente nel Medio Evo, come dimostrano gli affreschi scoperti nella chiesetta all’interno del castello dei Malaspina. Nel dipinto raffigurante L’Ultima Cena, sulla tavola è infatti posta una tovaglia con inserti di rete.

Il nome, filet, di provenienza francese, indica propriamente la reticella sulla quale viene realizzato il finissimo ricamo
 
ARTE E CULTURA: LA POESIA DEL MERLETTO
Simbolo di frivolezza, ma anche di precisione e abilita' manuale. Passatempo femminile per generazioni o vera e propria arte ''minore''. Il merletto e' di scena nella sala dei tessuti di Palazzo Madama a Torino, dove sono in mostra 95 pezzi della ricca collezione di merletti del museo: oltre 450 manufatti tra cui numerosi accessori di abbigliamento, ventagli, grembiuli, cuffie, fazzoletti, colletti. Dai reticelli rinascimentali ai gros points alla moda di Venezia, dai leggerissimi bordi e barbes del Settecento fiammingo ai i pizzi ottocenteschi eseguiti a macchina, la selezione ripercorre la storia del merletto ed offre approfondimenti sulle tecniche, sulla moda e sull'uso, sul suo valore simbolico. Con un tocco di contemporaneita': al progetto hanno collaborato tre fiber artists internazionali, Wanda Casaril, Gina Morandini e Thessy Schoenholzer Nichols. Nelle loro opere le tre artiste si richiamano alle trame antiche. Il loro contributo, dal titolo Simile-Dissimile, si sviluppa nella Sala Tessuti e nella Corte Medievale ed esplora le potenzialita' dell'uso di materiali diversi, declinata su temi attuali e connessi con le collezioni del museo ma anche con la nostra vita quotidiana. Le opere sono una rilettura dei preziosi intrecci che espressero, per secoli, lusso, sfarzo e potere, rivisitati con mezzi tradizionali e alternativi e una certa dose di ironia. Nella sala Relax al primo piano di Palazzo Madama sei studenti dell'Istituto Europeo di Design espongono venti proposte sartoriali, elaborate riflettendo sui concetti base del merletto: il nodo e l'intreccio, il vuoto e il pieno, la trasparenza. E anche accanto alle opere in mostra in tutto il palazzo spuntano segnalazioni di opere che richiamano i temi del merletto e approfondimenti sulla storia del costume. E nell'Atelier allestito in Torre Romana, accanto alla sala dei tessuti, un laboratorio per creare una gorgiera o un collettone come quelli visti nei ritratti seicenteschi. La mostra ''Merletti. La poesia del nodo'' chiude il 31 dicembre. Per informazioni www.palazzomadamatorino.it.
 
TITTY AITALA- ARTE DEL FILET-PREMIO AMBIENTE 2010
Bisogna avere il coraggio di dirlo ai quattro venti, il filet, il punto a giorno, il punto croce e tutts la passamaneria della nonna, telai e tamburelli, non hanno meno concettualità di un' opera concettuale.Con la differenza che con l'uncinetto, strumento nelle agili dita di Tytti Aitala, è nient'altro che un recupero, se lo vogliamo, un' ars antropologica che affonda le radici nella notte dei tempi, appartata e negletta, ormai in via di estinzione, come le cose "che non si usano più" e che sono sommerse dalla nostra cara civiltà del lavoro in serie.Non so definire Tytti Aitala un panda dell'uncinetto e invocarne la salvaguardia perchè, ancora una generazione irrefrenata, concettuale e multimediale (Cattelan) come questa odierna e sarà sparita l'arte del ricamo.I puristi neghettino pure ma i minuscoli quadratini di questa "artigianale" Monna Lisa, per quanto distribuiti per ombre e luci su fondi guida, sono da vedere come l'antesigno dei pixel televisivi o di un'arcaica, paziente optical art.

Donat Conenna




"Gioconda" filet su panno lenci cotonato, filo di scozia n.16 cm.75x90 c.a
 

IN EVIDENZA

Adriana Ramirez Calle - Colombia - Le sue opere d'arte
 
RENZO TONELLO - Cestino con frutta 2009
Autodidatta, comincia a dipingere da giovanissimo,seguendo una sua pittura iniziale surrealista, subendo poi una profonda trasformazione ed attrazione verso il figurativo.Con i suoi chiari/scuri, fu definito ben presto da alcuni autorevoli critici" il pittore della luce e del silenzio", per i suoi fioro e paesaggi, destando ovunque ammirazione.
Entrato a far parte del corpo docenti presso l'accademia GENTIUM PRO PACE di Roma il 6/10/1987,in storia dell' arte del rinascimento.
Conseguendo negli anni numerosi ed importanti riconoscimenti :
Legion d’Oro quale socio aderente nel 1977, HONORIS MEMBER U.S.A. St.Louis Mo”, Honoris Causa Acc.mia di Lettere,Scienze e Arti di Milano, Membro C.S.S.I.per gli scambi Internazionali nel 1975/76 Roma.
REDATTORE CAPO per il Piemonte della rivista iternazionale d’arte IL PUNGOLO VERDE di Campobasso. Corrispondente della Rivista d’arte la REVUE MODERNE di Parigi.
Segue poi, dopo questi intensi e costruttivi anni di studio e impegni artistici nel campo della pittura, una profonda riflessione del M.o, pur non trascurando nel frattempo, una assidua ed intensa attività artistica alla ricerca estrema della creatività e della propria cromia figurativa. Tornando quindi alla ribalta in questi ultimi anni con mostre, collettive, personali,e concorsi.
 
SIMONA SIRI
Voglia di tranquillità 50x35ll

Pittrice autodidatta

Siri Simona nasce a Savona nel 1971. Fin da bambina è affascinata dai quadri che fa un anziano vicino che osserva ogni giorno mentre dipinge fino a quando questa persona va a vivere a Genova. Da allora non ha più nessun contatto con la pittura fino a quando conosce colui che diventa suo marito il quale condivide gli stessi interessi per la pittura e ha già iniziato come autodidatta a dipingere, comincia così l’avventura con pennelli e tele e nei ritagli di tempo tra bimbe, casa e lavoro si dedica alla pittura con passione.
Ha partecipato a numerose collettive a Genzano di Roma presso l'associazione culturale Athena Arte, a Foggia presso il Palazzo Ducale di Pietramontecorvino, bandito dall’Associazione Galleria Amici dell’Arte e ha partecipato inoltre a concorsi a Scilla (Calabria), Palestrina (Roma) e Castelnuovo della Daunia (Foggia).


 
ALESSANDRO PICCOLO- ARTIGIANATO ARTISTICO
 
LUIFI FIORIN- C'ERA UNA VOLTA PONZA E PALMAROLA
LUIGI FIORIN

Luigi Fiorin, nato nel ’35, a Roma,
trascorre la giovinezza durante il periodo bellico tra Milano,
la Toscana ed il Veneto.
Dopo il diploma s’iscrive all’università e affronta
il suo inserimento nella società.
E’, via via, impiegato, commerciante,
albergatore, pittore, disegnatore
delle Edizioni del Cavalluccio,
Ippocampo, dirigente d’azienda.

 
LAURA MINUTI
Realizzata in cartapesta, lung. Cm 32 x 20x 24,
ricoperta in foglia d'argento-cesellata dipinta-
base in vetroresina-sacca interna ricop.con raso..
“ Durante una tranquilla passeggiata trasporta il suo tesoro"
 
Max Vanzan - Fotografo
 
RENZO TONELLO - VECCHIA LIBRERIA -
 
Renzo Tonello- La rabbia
 

 

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