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18-07-2010
http://leccoprovincia.it/index.php/cultura/6920-una-bolla-di-anime-unite-nello-spazio-intervista-esclusiva-alla-grande-pianista-Ingrid-Fliter
Abbiamo intervistato in esclusiva Ingrid Fliter, la pianista di magistrale bravura che terrà un concerto con musiche di Chopin domenica 18 luglio a Varenna-Villa Monastero nell'ambito del Festival Musica sull'Acqua. Pubblichiamo l'intervista nella versione integrale, anche se estesa senz'altro intensa, da leggere come un racconto nel quale un'artista si esprime come tale in tutta la sua umanità.

E' vero. E' una riflessione che si può accostare come un racconto, una lettura che invita a partecipare, ad esserci, ad associare e attribuire attenzione alla cultura di eccellenza e qualità offerta sul territorio attraverso la conoscenza più approfondita dei suoi interpreti.

Ricordiamo anche che Festival Musica sull'Acqua ha previsto anche una serata eccezionale il 16 a Lecco che merita segnalazione per la presenza di musicisti di alta caratura internazionale. Sul palco la musica sudamericana condotta dal violinista Cardenas e l'ensemble. Nella seconda parte dello spettacolo si sono esibiti insieme a musicisti classici esprimendosi in irripetibili improvvisazioni. Una performance di altissimo livello, alla quale abbiamo avuto il privilegio di assistere.

Ingrid Fliter, protagonista dell'imminente concerto varennese, è nata a Buenos Aires nel 1973, dove intrapreso gli studi pianistici. Nel 1992 si è trasferita in Europa per proseguire la sua formazione. La pianista ha vinto numerosi premi tra cui la medaglia d'argento al Concorso "F. Chopin" di Varsavia nel 2000 e il prestigioso Gilmore Artist Award nel 2006. Da qui numerosi concerti in tutto il mondo, fino all'appuntamento di Varenna.

In quell'occasione Ingrid Fliter suonerà eccezionalmente su un pianoforte Playel del 1839 messo a disposizione della Fondazione Villa Medici-Giulini e conservato presso Villa Giulini di Briosco dove per un'intervista abbiamo raggiunto Ingrid Fliter in occasione delle prove sul pianoforte.

Diamo per conoscibili i dati che riguardano la biografia e il curriculum di Ingrid Fliter, facilmente reperibili nelle fonti esistenti, e approfittiamo di averla a disposizione come materia prima, per proporle altre domande.

Ci accoglie Lorenzo Zorzi, collaboratore con Francesco Senese per il Festival Musica sul'Acqua, fortemente motivato per la valorizzazione di una Rassegna che, afferma, presenta artisti di altissima levatura e di fama internazionale. Ingrid Fliter è al pianoforte che suonerà a Varenna. Interrompe gentilmente le prove: ha inizio la nostra conversazione.


L'INTERVISTA





Hai cominciato presto a suonare, all'età di 11 anni, così è riferito negli scritti che ti riguardano. Ricordi una propensione particolare per la musica, che cosa è accaduto in quelle prime fasi?

Nella musica classica si inizia in genere a 3-4 anni, precisa subito, per cui i miei inizi, intorno ai 9 anni, sottolinea, sono piuttosto tardivi.

Al pianoforte mi sono avvicinata quasi per gioco, osserva, ma l'attaccamento alla musica lo devo ai miei genitori. A casa si sentiva musica giorno e notte: mio padre suonava il pianoforte in modo amatoriale ma molto bene: sapeva fare il valzer Chopin a orecchio. Mia madre cantava con voce bellissima le opere, anche mia sorella suonava la chitarra, mia nonna poi veniva dalla Polonia, da un ambiente artistico in cui si faceva musica e teatro. Pertanto la musica è per me pane quotidiano.

Dunque hai assimilato la musica come una eredità, o l'hai sentita come una attitudine?

La musica nella mia vita era così naturale, spiega, come respirare l'aria. Si sentiva sempre musica classica in casa, Rubistein, Chopin, e poi c'era quel pianoforte, a cui mi avvicinavo e vivevo come un gioco. E' cosa divertente per un bambino, osserva, accorgersi che questo strumento di legno emette suoni strani che provocano una qualche emozione.

E' stato così che la mamma mi chiese se volevo prendere lezioni e la risposta naturale è stata sì. Anche il rapporto fisico che ho sviluppato con lo strumento attraverso lo studio mi è piaciuto sempre di più. Dunque, nessuno mi ha forzata ad accostarmi a questa 'cosa strana'.

A proposito di rapporto fisico, in una intervista Barenboim, noto direttore d'orchestra e pianista, se interpretiamo bene il ricordo della sua osservazione, disse che il pianoforte è uno strumento 'separato' dal suonatore, a differenza degli altri strumenti che offrono una relazione di fisicità più diretta, attraverso il fiato emesso o l'abbraccio che ingloba. Il legame con il pianoforte è dunque una sorta di conquista a distanza. Tu che sei pianista, come racconteresti questa relazione?

Sono d'accordo con l'osservazione esposta perché effettivamente il pianista ha una difficoltà in più da superare: lottare contro la natura del proprio strumento che è percussivo e che tu devi far diventare non-percussivo. Devi cioè farlo diventare più cantabile, come fosse appunto un 'cantante'. Potrebbe sembrare una condizione di svantaggio questa, osserva, perché ti costringe a esigere sempre più da te stesso, ma non è così.

Chopin è un grande compositore che induce a sviluppare il rapporto fisico con lo strumento perché devi imparare tutti tipi di tocco: con la punta delle dita, con le braccia. Devi sentire la schiena, sentire con la pancia. Lo stesso Rubistein diceva che dopo aver suonato Chopin gli faceva male lo stomaco. Occorre infatti una impostazione particolare e l'utilizzo dello stomaco come lo fa un cantante.

E' la musica stessa che te lo chiede. Rubistein diceva che se non vuoi cantare con il pianoforte è meglio chiudere il coperchio. Era molto esigente in tal senso giacché è appunto fondamentale superare la barriera del suono percussivo, e mantenere l'illusione del suono che perdura.

In merito al rapporto fisico del musicista con lo strumento, sarebbe interessante indagare come entrano in campo gli altri sensi rispetto quello uditivo del musicista. Per le forze in atto la musica è davvero, osserviamo, un'arte globale che coinvolge la psiche e tutta quanta la fisicità del corpo.

Certo il controllo fisico e psichico è fondamentale. Solitamente si pensa che suonare sia facile, si associa questo suono alla spontaneità, ma dietro c'è un lavoro grande, c'è il controllo di ogni nota.

Ricordiamo un'altra interessante citazione che osserva come, quanto più di esercita il controllo, inteso come padronanza, quanto più si è liberi. E poi si ritorna al tema della sua formazione, al concetto di distanza dallo strumento prima espresso. Si osserva: per questione di proporzioni da piccoli la distanza dallo strumento è maggiore, distanza tende progressivamente a diminuire quando si cresce: 'i tasti si avvicinano'.

Sono totalmente d'accordo - sorride - ma la mia mano è rimasta piccola, appropriata per Chopin, non in quanto ampia e potente ma in quanto elastica, cioè adattabile, accorgimento non applicabile a Rachmaninov, Brahms, Prokofiev, per i quali occorre piuttosto una mano potente. Ma questo - aggiunge subito - non è un problema. La mia maestra, la prima, mi diceva che non ci sono mani piccole se non menti piccole, per cui, mi sollecitava suggerendomi: sviluppa sempre trucchi, illusioni, magie attraverso le quali le tue mani possano diventare grandi quanto vuoi.

Dunque non solo impulso, come osservavi prima a proposito del controllo, ma il rapporto simbiotico tra la psiche e la sua estensione nel corpo.

Sì, credo che la mente abbia un potere infinito - aggiunge - cerco infatti questo contatto cerco di svuotare la mente per indirizzarla alla creazione che nasce - precisa -
da un desiderio cerebrale, grande e profondo.

I compositori davanti al foglio bianco - aggiunge - erano disperarti per poterci dire qualcosa così come ritengo debba fare io. Una grande sfida, anche se il mondo di oggi è 'multifunzionale' e anche la mente è piena di pensieri.

Il Novento, osserviamo a proposito, ci ha portato un mondo di suoni che non appartengono alla natura, il cellulare ad esempio. Dunque la relazione con il suono, elemento primario, è profondamente mutata. Anche la tecnologia di incisione cambia, Ingrid Fliter è al terzo disco su Chopin, dunque anche l'ascolto, per esempio il silenzio musicale ascoltabile su disco è diverso da quello percepito in concerto.

Un insegnante mi disse che il silenzio è musica, è componente fondamentale e parte dell'espressività: crea una atmosfera, l'attesa, il dubbio, la domanda: non dobbiamo avere paura del silenzio. Oggi si tende piuttosto a suonare sempre più velocemente, quasi per riempire, per saturare.

A proposito di cerebralità, mentre suoni hai un pensiero razionale?

C'è pensiero razionale, impulso, emozione, c'è espressività. I compositori, pur essendo geni, erano portatori di pulsioni ed emozione umane, dunque per questo la musica classica è contemporanea, intendo cioè che esiste una dimensione di linguaggio assoluto, globale, e una chiave per accedere che tocca tutti: il desiderio di trasmettere il messaggio dei profondi sentimenti umani.

Per esempio Beethoven è il maestro che insegna come sfidare il destino nonostante le difficoltà, un grande padre che incita ad essere coraggiosi, Chopin è un mondo in poesia che fa vedere colori, profumi, sfumature.

Descrivi la musica adoperando le percezioni di altri sensi, le facciamo osservare in un inciso.

Sì è vero, la musica ingloba davvero tutti i sensi - aggiunge approvando. Per quanto riguarda ancora la contemporaneità della musica classica, occorre toccare il tema altrettanto sostanziale dell'Interpretazione, che può essere obsoleta o appunto contemporanea, una interpretazione che passa inosservata oppure che ti parla, che ti emoziona, ti tocca nell'animo.

E' di fatto il tuo apporto, come soggetto contemporaneo, alla musica già scritta.

Sì, perché passa attraverso il tuo essere e tu ti fai interprete, come lo è un attore nella parte di un personaggio. Bernstein dichiara di sentirsi compositore nella direzione dell'orchestra.

Ci spostiamo su un altro argomento. Le chiediamo: dal punto di vista dell'artista puoi parlarci dell'attitudine alla cultura musicale nel panorama dei Paesi che hai frequentato, hai del resto vissuto anche in Italia, qual è l'entità e il tipo di investimento?

Vivo ancora in Italia - precisa - il mio cuore è ancora qui anche se vivo anche in America. L'America: stare lì mi ha dato molta speranza. Anche se gli americani si lamentano comunque della loro situazione, si vede davvero molta gente andare ai concerti, e anche molti giovani. Non so spiegarmelo perché nelle scuole non si fa educazione in tal senso; certamente il sostegno alla musica classica è tutto basato su sponsorizzazioni private.

Una spiegazione per questa tensione degli Americani alla musica classica, osserviamo, può riferirsi al fatto che il loro è un Paese relativamente giovane rispetto al continente europeo, dunque la tensione al 'classico' può esplicitarsi come desiderio.
Com'è invece la situazione europea per la cultura musicale?

L'Italia è un Paese che io amo profondamente in cui ci sono grande potenzialità, la Germania in questo momento per la musica classica è il faro, qualche problema in Francia, ma Parigi è sempre un riferimento notevole, come del resto Londra.

Certo dovrebbe essere una Cultura diffusa, osserviamo, dunque non solo per luoghi e realtà esemplari. Come per altre discipline è necessario che siano raggiunte molte persone e soprattutto i giovani. Del resto si tratta di un'attitudine alla sensibilità intesa anche come pratica all'approccio critico.

Certo, assolutamente. In tal senso io sono stata fortunata e ringrazio Dio e la mia famiglia per poter accostare un'arte meravigliosa come la musica, arte che mi ha dato soddisfazioni, preoccupazioni, e anche disperazione.

Ma il sapore del dopo è un privilegio.

Disperazione: hai usato un termine forte!

Sì, la solitudine ti porta ad essere in rapporto profondo con il tuo essere, pieno di mistero, oscuro: la musica sviluppa sensibilità ulteriori che ti inducono ad essere ultrapercettivo, sempre all'estremo.

Lo si può percepire come un senso di disadattamento giacché non c'è una comunità che accoglie la comunicazione di questa urgenza?

La crei dentro di te: è l'unica soluzione.

Le chiediamo di precisare: sei sola per ragioni contingenti, per i continui spostamenti, o perché senti profondamente questa solitudine?

Credo che occorra godere del fatto di essere da soli - sottolinea - anche se siamo circondati da affetti siamo soli, dunque questa ricerca della pace interiore, dell'accettazione, della comprensione del proprio posto nel mondo è la chiave della felicità.

Poi questi sentimento li esprimi: buttare fuori, canalizzare, espellere senza filtro.

Credo che ci sia una forte componente di questo nell'improvvisazione, diverso è l'approccio con un testo musicale già scritto, ma questo limite è un mondo da scoprire

Sì, il limite può essere una risorsa.

Infatti ti consente di esplorare altri mondi, non di buttar fuori al cento per cento, ma di esplorare diverse forme, di essere contaminato dalla storia e dal personaggio, dunque di avere la possibilità di essere più ricco, più interessante, di essere poeta, o essere il personaggio che stai interpretando.

Suonare sola o con il pubblico è ovviamente diverso. Puoi spiegare com'è la sensazione di sentire il pubblico ai tuoi concerti?

Quando il concerto è riuscito, è inumano che riescano tutti, senti la connessione con chi ti sta ascoltando, pensi alla bellezza di quella cosa che ti sta accadendo

Senti le 'presenze' alle tue spalle?

Nelle situazioni meno riuscite ti accorgi di orecchie che stanno solo sentendo, e questo caso è meno ispiratore, ma perché no, nel caso invece migliore senti una bolla di calore, fatta da tutte le anime che stanno unite, sì, una cosa così, una bolla che galleggia nello spazio.

°°°

Per interesse si potrebbe continuare, ma non c'è più tempo.
Andiamo a visitare tuttavia il luogo dove è conservata una collezione straordinaria di pianoforti. Sono strumenti a tastiera che sviluppano la storia del pianoforte, seguendone la trasformazione dai cembali, agli organi, ai fortepiani, nelle due grandi scuole viennese e francese. I fortepiani Francesi: Pleyel, Pape, Erard, I fortepiani Viessesi: una coppia di Schanz, I fortepiani Hellen e Walter Coppia di fortepiani Graf .


Intanto perdiamo di vista Ingrid Fliter che, ci fanno notare, è andata a raggiungere la sala con i pianoforti: si è messa a suonare. Si tratta infatti di strumenti originali perfettamente conservati e funzionanti, condizione unica al mondo osserva Lorenzo Zorzi, per questa ragione molti musicisti ti caratura mondiale vengono qui appositamente per avere l'opportunità di suonare su questi strumenti che non possono, per ragioni di conservazione, essere trasportati altrove.

Raggiungiamo la sala, Ingrid Fliter si sta spostando con evidente felicità da un pianoforte all'altro.
Davanti a un modellino Lorenzo Zorzi spiega l'interessante evoluzione della musica dal clavicembalo al fortepiano. Mentre Ingrid Fliter suona non si può considerare quanto sia singolare e potente la valorizzazione della musica e insieme di questi strumenti di altissima qualità, in uso alla stessa epoca i cui gli autori componevano i pezzi che la stessa Fliter sta suonando accanto a noi.
La pianista ci fa notare il carattere del suono.



Ci fermiamo ad ascoltare: guardiamo muoversi quelle mani magistrali e duttili che, come le diceva una sua maestra, possono diventare grandi quanto vuole.





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Entrato a far parte del corpo docenti presso l'accademia GENTIUM PRO PACE di Roma il 6/10/1987,in storia dell' arte del rinascimento.
Conseguendo negli anni numerosi ed importanti riconoscimenti :
Legion d’Oro quale socio aderente nel 1977, HONORIS MEMBER U.S.A. St.Louis Mo”, Honoris Causa Acc.mia di Lettere,Scienze e Arti di Milano, Membro C.S.S.I.per gli scambi Internazionali nel 1975/76 Roma.
REDATTORE CAPO per il Piemonte della rivista iternazionale d’arte IL PUNGOLO VERDE di Campobasso. Corrispondente della Rivista d’arte la REVUE MODERNE di Parigi.
Segue poi, dopo questi intensi e costruttivi anni di studio e impegni artistici nel campo della pittura, una profonda riflessione del M.o, pur non trascurando nel frattempo, una assidua ed intensa attività artistica alla ricerca estrema della creatività e della propria cromia figurativa. Tornando quindi alla ribalta in questi ultimi anni con mostre, collettive, personali,e concorsi.
 
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